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il bello e il bestio

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Il bello: Marco. Specialized S-Works Epic Carbon 29 nuova di pacca, ammortizzatore FOX mini Brain, forca Rock Shox SID World Cup brainizzata pure lei, ruote Industry Nine, freni Hope Tech X2 Race, trasmissione SRAM X0 dell'ultima generazione (o degenerazione?), un delirio di altri particolari che bisognerebbe citare ad uno ad uno (uno fra tutti, l'attacco manubrio USE... galattico).

il bestio: Davide. Trek 4100 di almeno 10 anni, assolutamente rigida includendo nella definizione anche la pseudo forcella di marca sconosciuta (Sync?), pedali flattoni di plasticone nero con catarifrangenti integrati, attacco manubrio con inclinazione positiva di quasi 60°, abbinato a manubrio rize con sagomatura da far invidia alle corna montate sulla Cadillac di Boss Hogg, freni V-brake con tamponi sicuramente da sostituire.
The cherry on the cake: scarpette Le Coq Sportif, più a loro agio durante un passeggio pomeridiano e primaverile lungo un qualsiasi Corso cittadino, che non ad un'uscita tardo-invernale in mountain bike.

Saranno riusciti questi due a compiere lo stesso identico percorso di 1000mt. di dislivello su 50km, condito da tonnellate di fango, ghiaccio e neve in scioglimento,  salite impestate e discese verticali? SI!

Grande Davide. Rimasto appiedato dal suo mezzo ufficiale, ha preferito pedalare il rudere piuttosto che rimanere bello pulito a casetta.

In effetti, l'uscita di ieri ci ha ridotti e ha ridotto i nostri mezzi in condizioni piuttosto inguardabili. Ragnaccio e Santissima (chissà come mai) le più luride di tutte, ivi inclusi i piloti. La parte posteriore dei miei short era talmente lercia da far sembrare verosimile il fatto che mi avessero trascinato con il culo immerso nel pantano; Il mio Spider ingrassato di un buon chilo e mezzo tanta era la melma appiccicata in ogni cavità.

Arrivato a casa, le perplessità della moglie sul fatto che portassi in casa (eh si, mica le tengo in garage le mie bike...) un tale conglomerato di sporcizia mi hanno convinto a fare il bagnetto al ragno...
Ogni tanto ci tocca, e il più delle volte non è nemmeno tanto piacevole per il fatto che si scoprono sempre nuovi particolari: sassate, strisci... pedivelle, cerchi, tubo obliquo... forse è meglio lasciarla sporca, almeno lo strato di lerciume funge da protettivo, proprio come succede per gli ippopotami...
Ma guardando riapparire l'aspetto e il colore originale ci si rende conto che val la pena.

Note positive della giornata:
- un'uscita svaccata, all'insegna del puro divertimento, con bikers che metteno il divertimento davanti a tutto;
- l'aperitivo a base di brut Abate Nero offerto da Marco, servito in calici Riedl da ristorante 5 stelle; noi, ovviamente, luridi come bestie;
- le spazzole Muc Off per il lavaggio bici:  grandiose. Valgono ogni centesimo di quel che costano.

Note negative della giornata:
- il lunedì che sarebbe arrivato;
- il meteo previsto per i prossimi giorni;
- il fatto che arrivato a casa non ho trovato la stessa carne ai ferri i cui effluvii ci fanno trasalire quando stiamo pedalando a fine giro.

Keep on rockin' ever!

piccola integrazione degna di essere inserita: forse dimenticandosi che l'impianto frenante della sua Trek non fosse all'altezza di quello montato sul suo mezzo ufficiale, il nostro eroe gallo-calzato si è esibito ieri in un traverso memorabile su asfalto cosparso di ghiaia; resosi conto che non avrebbe mai potuto piegare abbastanza da affrontare la curva, ha optato per un'incursione campestre di violenza, scatenando le risate di tutti i biker al seguito increduli su quello che stava succedendo.
Col senno di poi, un reticolato o un muretto messi al posto dell'apertura verso il prato avrebbero avuto conseguenze diverse... sgrat sgrat sgrat...
Ancora una volta, GRANDE DAVIDE!

 

only the braves

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Autunno... meteo sfavorevole per tutto il mese e, tanto per non andare contro il trend stagionale, previsioni incerte anche per questo weekend: probabilità di acqua, temperature in calo, possibili nevicate sui rilievi.
Può tutto questo fermare i soliti impavidi? Giammai...
Si esce lo stesso, sfidando le nuvole di piombo che arrivano quasi fino a terra e le sparse goccioline che iniziano a cadere; le imprecazioni della moglie  ci fanno riflettere se si stia o meno facendo la cosa giusta... che sia forse meglio starsene a casa a sorseggiare una tazza fumante di caffè guardando l'ennesimo programma di cucina che passano oramai su ogni canale? Naaaa... corriamo il rischio...
Ci immergiamo nel denso strato di nubi; malgrado non piova (non nel senso classico del termine), l'umidità è veramente densa, tanto da condensare sulle lenti degli occhiali e far gocciolare la visiera del casco... mani e piedi non gradiscono (ed è solo l'inizio).
E' indescrivibile quello che si prova a pedalare nella nebbia: salire lentamente rompendo il silenzio che si richiude appena dietro la tua ruota posteriore... scendere "annusando" il sentiero mentre il freddo mette a dura prova la sensibilità delle estremità... TUTTE le estremità...
Compare la neve sui prati, e alzandosi in quota inizia a fioccare... il giro previsto è aggiornato, meglio scegliere un'alternativa che ci eviti l'assideramento, e puntare verso valle. Non prima di esserci cambiati di abito!
Il freddo è pungente, i guanti umidi estraggono ogni forma di calore dalle mani: si fa fatica a sentire le leve dei freni sotto alle dita, il cambio di rapporto usando i pollici sembra una missione destinata al fallimento...
Quando viene proposto un break a base di brulè non ci sono obiezioni; entriamo termanti nel classico baretto paeasano, dove gli habituè bevitori di ombre ci accolgono con sguardi di commiserazione tendente alla pena.
L'alcool ci apre a forza ogni canale sanguigno, facendo fluire il calore nuovamente fino a sotto le unghie... una buona dose di zucchero ci dà l'energia necessaria a riacquistare la via di casa.
E, per usare una formula ormai inflazionata: ficcarsi sotto la doccia bollente dopo essersi congelati il culo per tutta la mattina... non ha prezzo.
Siamo pazzi? Sembrano follie? Malgrado i nickname che richiamano supereroi, siamo solo bikers.

Only the Braves, niente Diesel, solo Brulè.

 

tempo di brulè

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Le cose erano già state messe in chiaro prima della partenza: salita ok, ma seguita da una discesa maiala al punto giusto.

Meteo incomprensibile e il solito monogamba impegnato nei consueti banchetti domenicali: si opta per il classico che non tradisce mai. Croce del Summano, e discesa a scelta tra le disponibili sui vari versanti.

"Qualcuno" ci convince a scalare dalla parte delle cave... il 22 comincia a lavorare subito, e anche le ingiurie ad indirizzo del colpevole.

Pedalata dopo pedalata, si arriva alla base della Croce; già proiettato verso chissà quale tipo di prelibatezza, il monk si defila... ai superstiti tocca invece spararsi gli ultimi tornantini necessari a conquistare la vetta.

Però adesso comincia il godimento: giù come missili verso la baita, dove ci aspetta un meritatissimo gotto.

E adesso? Tre le opzioni disponibili per scendere a valle: Girolimini, Via Crucis, Colletto-Meda.
La nebbia sospesa a metà montagna rende il fondo umidiccio, le ruote poggiate sulla pietra nera o sulle radici di pino hanno la brutta abitudine di scivolare, il colorato fogliame autunnale nasconde a tratti le insidie del terreno ... restiamo nuovamente sul classico, e ci fiondiamo sulla Via Crucis.
Le due americane molleggiate volano sul sentiero, ci scappano pure un paio di decolli e altrettanti traversi scenografici sull'erba bagnata; le frontizzate fanno fatica a tenere il passo, ma è sufficiente una pausa al primo tornante per vederle rientrare.

Come sempre bisogna "gestire" l'incrocio con i trekkers che in questa giornata autunnale sembrano particolarmente numerosi: c'è quello che ti accoglie con il sorriso stampato in faccia, che vorrebbe tanto essere al tuo posto per poter gioire allo stesso modo; c'è quello che scioglierebbe il biker nell'acido, e che incendierebbe la bike per poi lasciarla nel bosco esposta alla gogna e alle intemperie... eccone un esempio... nessuna traccia del pilota, evidentemente l'acido era di quello buono.

Alla fine del giro, il GPS segna 30km per 1200mt. di dislivello. W il 22!

ps: ogni qualvolta mi capita di scendere (nb. scendere, non salire) in bike per la Via Crucis, il mio pensiero va al nostro compagno di squadra Roberto Zaltron che ha da qualche anno raggiunto e superato il traguardo degli 80. Immancabilmente ogni settimana, a contorno di tutte le altre sue attività sportive, Roberto sale (nb. sale, non scende) in bike per quella che i più considerano un strada su cui sia da folli salire in bici, sia per la pendenza che per il fondo proibitivo. Ieri, all'uscita di una curva, ecco Roberto intento a scalare il Summano per l'ennesima volta. Andava di fretta, lo aspettavano a pranzo a casa per l'una, quindi oltre a salire la Via Crucis, sarebbe anche sceso dalla stessa. La bici? Una front in acciaio con freni cantilever e forcella che (forse) ha 20mm di escursione...
26 o 29? 27.5? 120mm? No dai, facciamo 160... e però se avessi gli steli da 34 potrei, e invece con questi 32 del cazzo no... e poi 'sti dischi da 160... devo decidermi a cambiarli... ho anche l'ammo con il ritorno che non ritorna...
Siamo una banda di pipparoli.
Ti auguro di scalare il Summano altre 10.000 volte, Roberto.

 

pelo e contropelo

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Non può piovere per sempre... o almeno, ci sarà un c#z!0 di giorno ogni tanto in cui si può uscire senza il rischio di tornare a casa col muschio sulla schiena...

Autunno più che bagnato, al punto che la pioggia sia diventata la regola (almeno per i week-end..) e le giornate in cui il sole tenta di splendere siano l'eccezione; mettiamoci pure il crollo delle temperature di fine ottobre (com'è che si dice? Non ci sono più le mezze stagioni?), con conseguente precoce nevicata sulle cime...

Venerdì 2 Novembre, forse per prepararsi allo sfacelo idrico del fine settimana che sarebbe arrivato, niente pioggia. E, verso le 9.30-10, il SOLE!
Quale occasione migliore ci poteva essere quindi per portare il nuovo abominevole mezzo di Fantaman in quota, per ritrovare l'ambiente a lui più consono?

Evento eccezionale, anche il ritorno all'aria aperta del ragnaccio... era da tempo, troppo tempo che lo tenevo segregato in cattività, preferendo l'altro insetto nero (il "bao") per qualche veloce uscita rubata agli impegni infantil-lavorativi. Cattivo come me lo ricordavo, godereccio come sempre. Le mie gambe non hanno invece gradito del tutto il dislivello, lasciandomi al gancio...

In ogni caso, w il pelo. Che sia di yeti, di ragno, o di ... vabè.

 

notturna bar alpino

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foto uscita notturna del 2 Agosto scorso... luna piena!

 

 
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